Newsletter n.28



TROVERETE in QUESTA NEWSLETTER

  • Quarta parte del paragrafo Diagnosi del lavoro scientifico “GLI AUTISMI” dell’ equipe Delacato, supervisione dott Antonio Parisi;
  • Le attività dell’equipe Delacato;
  • L’esperienza della scuola primaria di Corgeno (VA)


    GLI AUTISMI

    Diagnosi-parte quarta

La scoperta di Rizzolatti (neuroni specchio) sembrava aver trovato il ponte tra il cervello che agisce ed il cervello che comprende. Meglio ancora si potrebbe dire che, siccome al pari delle azioni anche le emozioni risultano immediatamente condivise, la percezione del dolore o del disgusto altrui, attivano le stesse aree della corteccia cerebrale che sono coinvolte quando siamo noi a provare dolore o disgusto.  Gli studi di Giacomo Rizzolatti parevano aver fornito alla comunità scientifica la prova per  il sostegno della teoria della mente di Baron Cohen. Una riflessione scientifica seria però evidenziava subito un limite in questa speculazione (purtroppo molti pseudo professionisti che si preoccupano di autismo per le loro scarse competenze sull’anatomia e sulla fisiologia del sistema nervoso in buona o cattiva fede, ancora non prendono atto di tale speculazione).
Nel nostro cervello nessun neurone ha una funzione diversa da un altro neurone (la funzione del neurone è molto stereotipata, esso non sa fare altro che condurre informazione elettrochimica ad altri neuroni, il prodotto finale non è altro che questa informazione elettrochimica contenuta nel circuito neurale).
Dunque, i neuroni specchio non sono neuroni con proprietà diversa per cui volendo utilizzare la scoperta di Rizzolatti per studiare il comportamento umano, l’obiettivo è quello di decifrare la natura delle connessioni dei neuroni specchio e di questi con neuroni di altri circuiti.
Non si progredisce di un millimetro nelle conoscenze scientifiche, se ci limitiamo a dire  che l’uomo “legge mentalmente” le intenzioni di un altro uomo perché ha i neuroni specchio, oppure che gli autistici falliscono in questa capacità per colpa dei loro neuroni specchio.
Nucleo delle funzioni neurali (compresa la capacità di intuire cosa l’altro sta pensando) è opera dei neuroni specchio. Questi neuroni svolgono la loro funzione all’interno di un circuito,  è l’organizzazione del circuito, come vedremo, che cela i segreti del comportamento autistico.
Intanto, l’interesse enorme in ambito scientifico verso i neuroni specchio, apriva ad una miriade di riflessioni, alcune di queste, potrebbero cambiare il modo di inquadrare diagnosticamente l’autismo gettando finalmente luce sulla natura di questa diversità.

LE ATTIVITA’  DELL’EQUIPE DELACATO

Il 9 e 10 luglio l’equipe Delacato sarà a Pioltello(MI) per incontrare le famiglie ed aggiornare i programmi neuroriabilitativi.


L’ESPERIENZA DELLA SCUOLA PRIMARIA “MEDAGLIE D’ORO” DI CORGENO (VA)

Vorrei raccontarvi una storia. Una bella storia. Sicuramente ne saprete di altrettanto belle, ma questa vale porprio la pena conoscerla.
Un bambino autistico viene inserito in una terza elementare, non solo proviene da un’altra scuola ma anche da una altra regione. Si presentano subito tutte le difficoltà che si possono immaginare, ma ad attenderle ci sono delle insegnanti che hanno fatto propria una regola molto importante: si può scegliere di diventare educatori ed  insegnanti per tanti motivi, ma si diventa maestri solo quando è ormai chiaro che non si è li per insegnare a chi ha talento ma a chi non sa di averlo o quando questo talento  si nasconde dietro una malattia. Così quelle maestre, forti della loro esperienza, scelgono di non fermarsi all’elenco di ciò che il bambino non sa fare, ma di far esplodere tutto ciò che può fare. E non ha importanza, se per ottenerlo bisognerà rompere qualche schema “tradizionale”. Si fa scuola in aula, in palestra in giardino, con carta e penna e con il computer, con il racconto delle storie e con l’ausilio delle immagini, e non c’è un luogo o un’attività più importante dell’altra,  e, soprattutto, l’insegnante di sostegno e l’educatrice del bambino sono l’insegnante e l’educatrice di tutti gli alunni, come tutte le insegnanti sono di sostegno per quel bambino. Alla fine della quinta elementare, queste insegnanti lasciano alle loro colleghe delle scuole medie un bambino che ha imparato a  stare in classe, che svolge esercizi di scrittura e di calcolo, che inizia a conoscere la scansione del tempo e che è disponibile per i suoi compagni. Ed è questa, forse, la ricchezza più grande che hanno lasciato in eredità a quel bambino. E’ vero, si può integrare un soggetto diversamente abile, chiedendo ai suoi compagni di farlo partecipare alle loro attività come lui riesce a fare, oppure, com’è successo al bambino di questa storia, si può usare l’aula di sostegno come sala da pranzo, insegnare a quel bambino a preparare la merenda per tutti, insegnargli  ad apparecchiare la tavola  e poi ad  invitare i compagni di classe, perché possano ammirare quanto lui ha fatto per loro.

Quello che ha imparato questo bambino è tanto? E’ poco? Non lo so. Certamente lui ed i suoi compagni hanno imparato che si può dare e ricevere tutti con pari dignità.

Anna Lisa Buonomo
Direttore Scientifico
Centro Studi Delacato

Centro Studi Delacato
Via Iommella Grande - Sant'Agnello (NA)
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