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I PROSSIMI CONVEGNI


 
 

21-22 Maggio Martina Franca (TA)

AUTISMO E DISTURBI DELL'APPRENDIMENTO SECONDO L'APPROCCIO BIOLOGIVO EVOLUTIVO DELACATO

Il convegno si terrà presso la Masseria Luco,
Via Noci 121, Contrada Luco Martina Franca


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8-9 Giugno Macerata

DSA, ADHD, AUTISMO……

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LE STIMOLAZIONI PERIFERICHE MODIFICANO L'ATTIVITA' CEREBRALE


Di Antonio Parisi

 
 

Nel numero 136 del mensile "Mente e Cervello" (aprile 2016) è stato pubblicato un articolo scientifico dal titolo : "Parkinson, una nuova speranza" Nell'articolo viene fatta luce su una ricerca condotta presso l' Ospedale San Raffaele di Cassino, alla cui realizzazione hanno partecipato un gruppo di neurologi e bioingegneri del politecnico di Milano. La ricerca è partita da un dato empirico: alcuni pazienti affetti da morbo di Parkinson , dopo che una" macchina" aveva stimolato la loro pianta del piede, avevano camminato meglio.

A tale osservazione faceva seguito una precisa domanda : come può una stimolazione periferica, sui piedi, migliorare i sintomi di una malattia degenerativa del S.N.C.?

In effetti la domanda nasce su di un concetto "vecchio" ed "errato" riguardo al morbo di Parkinson. In passato, erroneamente, le patologie neurologiche venivano classificate in base allo schema della " cognizione classica". Il cervello veniva visto come un sistema a sandwich, ove all'esterno troviamo le funzioni neurali basse (percezione e motricità) ed in mezzo le funzioni neurali alte ovvero l'elaborazione delle informazioni (cognizione ). In tale ottica, il Parkinson veniva considerata una malattia solo motoria, secondaria ad un" cattivo funzionamento" dei gangli basali, i cui neuroni producevano scorte ,via via, sempre più insufficienti di dopamina.

Oggi, le neuroscienze, hanno svelato una diversa organizzazione del S.N., ove la distinzione tra percezione ed azione non ha più alcun motivo scientifico di esistere ( entrambe le funzioni sono al servizio delle capacità che l'animale ha di sopravvivere ). Considerare i sistemi sensoriali e motori come fette distinte di input e output separate da un ripieno di neuroni cognitivi è anacronistico. Nello stesso morbo di Parkinson, come ribadito nell' articolo, i sintomi motori sono solo l' aspetto di un corredo sintomatologico più vasto ( depressione, disturbi del sonno, anosmia, disfunzioni neurovegetative) che, sovente, precede la sintomatologia motoria classica, anche di molti anni.

Quello che, con le concezioni classiche sul Parkinson, non veniva considerato, era proprio l'aspetto sensoriale. Oggi sappiamo che, non è possibile controllare il movimento di un arto, o di qualsiasi parte del corpo, senza servirsi del feed-back sensoriale. Tale informazione è necessaria per conoscere la posizione del corpo e favorirne i movimenti. Le informazioni propriocettive giungono ai motoneuroni tramite le vie afferenti della sensorialità tattile; a livelli neurali più alti, esse andranno ad integrarsi con informazioni provenienti dall'organo della vista e da quello dell'equilibrio.

Nel morbo di Parkinson la clinica motoria è secondaria alla compromissione del sistema afferente propriocettivo-tattile, mentre, attraverso il sistema visivo e, grazie anche all'ipocinesia, il paziente prova a compensare il deficit.

La nuova scienza ci fornisce conoscenze, per mezzo delle quali, il paziente affetto da morbo di Parkinson viene visto come un soggetto con un disturbo di integrazione tra le vie sensoriali e quelle motorie. E' questa nuova conoscenza che, indipendentemente dall'esito della ricerca del gruppo di Cassino, abilita l'interesse dei ricercatori per lo studio in oggetto.

Guardare non più' ai soli aspetti deficitari (difficoltà nell'iniziare il movimento, andatura troppo lenta ,ecc.), ma focalizzare l'attenzione della nuova ricerca sulla patogenesi del disturbo (anomala integrazione sensori-motoria ), ha dato vita a nuovi protocolli terapeutici. Si è pensato che, vibrazioni sulle piante dei piedi potessero indurre stiramenti riflessi nei muscoli della coscia, inoltre, stimolando i propriocettori ed amplificando il feed-back sensoriale si potesse migliorare il cammino. Su tali idee, si sta sperimentando una macchina capace di produrre uno stimolo sensoriale forte, capace di ricablare il cervello, andando così a compensare il deficit iniziale.

L'entusiasmo dei ricercatori di Cassino e' salito a mille quando sono venuti a conoscenza che, altri studiosi, utilizzando la RMNf, erano riusciti a dimostrare l'efficacia della stimolazione propriocettiva nel modificare l'attività di aree cerebrali coinvolte nell'integrazione sensorimotoria. Con la RMNf si è potuto vedere come la stimolazione periferica fosse in grado di riattivare, sia aree di integrazione visuo-spaziale, sia aree di integrazione sensorimotorie connesse con il cammino (studio condotto su 10 casi).

In seguito a tali osservazioni, i neurologi di Cassino hanno applicato, ad alcuni soggetti con morbo di Parkinson, programmi neuroriabilitativi che, attraverso una particolare "scarpa" fornisce stimoli propriocettivi, baipassando ogni intervento cognitivo.

In effetti, da due decenni, grazie all'incontro con (sia l'uomo, sia le sue intuizioni scientifiche) Carl Delacato, il nostro gruppo di lavoro applica su diverse condizioni di disordine dello sviluppo neurologico, tali concetti neuroriabili.

Questo approccio "periferico", che mortifica il " cognitivo", trova la sua applicazione sul concetto ritenuto il caposaldo delle neuroscienze attuali: l'organizzazione neurologica. Inoltre, in una ottica moderna, le varie patologie del sistema nervoso non sono categorizzabili, ma va cercato un continuum tra di esse, ed in ultima analisi, tra di esse e i normotipici. Di conseguenza, i protocolli terapeutici non sono categorizzabili. Ciò significa che, un principio terapeutico, trova la sua adattabilità a qualunque quadro clinico, qualora fosse scientificamente valido. Sara "l'esercizio" ad essere modellato in base alla clinica ed all'età del paziente, oltre al contesto in cui si applica.

Su quest'ultimo aspetto il nostro gruppo di lavoro di differenzia dai colleghi del San Raffaele di Cassino (a loro l'augurio di tantissimo successo in questa ricerca). All'interno dell'articolo viene chiarito, da chi conduce la ricerca, che la stimolazione propriocettiva deve essere fatta da un professionista e non da un familiare. Questo sarebbe dovuto anche alla "capacità'" della macchina di dare maggior beneficio rispetto all'esercizio manuale.

L'approccio neuroriabilitativo con la Metodologia Delacato è regolato da leggi dettate dalla biologia e dall'evoluzione.

Tali leggi" consigliano" di non esercitare lo stimolo periferico sempre alla stessa intensità e frequenza, poiché la comunicazione neurale ben presto si "desensibilizza" e mortifica l'apprendimento (ricablatura dei circuiti neurali). E' questa legge, dettata dalla biologia, che consente agli uomini di apprendere a muovere il proprio corpo meglio con le "carezze" materne, che non con una" macchina degli abbracci". Le carezze non saranno mai della stessa intensità e frequenza , questo per lo sviluppo del sistema nervoso e' cosa buona.

Allo stesso tempo, è proprio nell'ambiente domestico che l'intervento abilitativo/educativo, in base alle regole evolutive, diviene cosa giusta.

 

Centro Studi Delacato
Via Degli Aranci, 145 - Sorrento (NA)
www.delacato.it