Nell'ultimo decennio, la ricerca scientifica riguardante le patologie del comportamento umano, specie in età evolutiva, si e' orientata, sempre più, in due direzioni: quella che mira ad una migliore e dettagliata descrizione dei sintomi e/o dei segni, ovvero di tutto quello che va a definire il quadro clinico, al fine di definire la malattia e, potremmo dire, anche se in maniera molto speculare, la diagnosi.
E l'altra direzione invece, sviluppatasi sempre più negli ultimi anni, che vede la partecipazione di numerosi ricercatori impeganti a definire i correlati neurali dei disturbi del comportamento.
Per questi uomini di scienza, i sintomi clinici non sono specifici dell'evento causale. Infatti, da tempo è noto come, cause diverse, nel momento in cui danneggiano il S.N.C., possono provocare sintomi identici. Allo stesso tempo, grazie alle neuroimmaging, abbiamo appreso che la stessa causa(espansiva, traumatica, infettiva, ischemica, ecc.) può provocare sintomi diversi.
In merito a tali conoscenze, appare evidente l'importanza del lavoro di quei ricercatori che, pur mettendo a tratti da parte la ricerca sull'evento causale, sono impegnati nella ricerca dei correlati neurali dei disturbi del comportamento in generale e dell'autismo in particolare.
A mio avviso, di notevole interesse è lo studio pubblicato da Hilary Toulmin e colleghi del King's College di Londra sui "Proceedings of the National Academj of Sciences", secondo il quale nei pretermini a rischio "autismo" l'immaturità dei circuiti talamo-corticali è responsabile dell'insorgenza del quadro clinico.
Questo dato sarebbe molto coerente con le ipotesi sostenute dal dottor Carl H.Delacato negli anni 70 del secolo scorso, secondo le quali tutta la manifestazione clinica dell'autismo e' da ritenersi secondaria ad un danno neurale con conseguente disfunzione senso-percettiva.
Il talamo è, per l'appunto, quella stazione neurale ove tutte le informazioni sensoriali, provenienti dagli organi di senso, vengono, a livello sinaptico, rimodellati, prima di essere trasmessi alla corteccia cerebrale.
A sua volta, attraverso fibre nervose a feed-back la corteccia cerebrale regola l'attività nervosa dei neuroni talamici.
Esiste, a mio avviso, anche un dato clinico che avvalla ulteriormente lo studio dei ricercatori britannici.
Alcuni anni fa, in una mia ricerca anche se non pubblicata, emergeva che i primi sospetti clinici fossero già presenti intorno ai 12 mesi di vita, anche se tale dato non emergeva poiché sovente la pediatria arrivava alla giusta diagnosi con circa 12.14 mesi di ritardo.
Tale dato (presenza di sintomi intorno ai 12 mesi), toglierebbe la responsabilità ai circuiti neurali anteriori (lobi frontali), spostando l'attenzione proprio su quei circuiti talamo-corticali fondamentali per organizzare il futuro processo di conoscenza.
Solo una migliore comprensione dei correlati neurali dei disturbi del comportamento umano permetterà alle proposte terapeutiche di riscuotere maggiore successo.
Non resta che augurare buon lavoro a tutti. |